Blog del Lanificio Paoletti

Ricerca, progetto e innovazione: il fazzoletto

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Dai frammenti raccolti intorno alla figura di un disegnatore tessile spagnolo impiegato al Lanificio Paoletti negli ultimi anni ’30, ha preso forma a maggio 2014 un progetto di workshop, rivolto agli studenti dei corsi di Design della Moda dell’Università Iuav di Venezia. Il workshop Storytelling_Storymaking: progettazione e scrittura della moda dall’archivio del Lanificio Paoletti è stato pensato come site specific negli spazi aziendali all’inizio dello scorso giugno, nell’ambito della ricerca finanziata dal Fondo Sociale Europeo L’archivio come fonte di innovazione e sviluppo del potenziale creativo ed economico nelle lavorazioni del tessile laniero, di cui il lanificio è partner operativo.

storytelling story making

Uno dei tessuti protagonisti del progetto proveniva appunto dal campionario di Laneria Inverno 1938. L’attuale disegnatore tessile Mario Tasca, in particolare, è rimasto sorpreso nel vedere delle lavorazioni che non avrebbe immaginato possibili con i macchinari a disposizione nella prima metà del ‘900.

La ricostruzione del tessuto storico

Il campione che si è scelto di riprodurre era l’articolo 9086, un tweed bottonato, la cui armatura a tela appariva in movimento grazie all’utilizzo di un filato ritorto, che la rendeva particolare rispetto ai tweed realizzati fino a quel momento in lanificio.

Con l’aiuto del disegnatore aziendale è stata ricostruita una scheda tecnica a partire dallo studio del campione, per poter riprodurre il tessuto. I filati e i macchinari moderni, oltre alle attuali tecniche di finissaggio, non hanno permesso di ottenere un tessuto identico all’originale. Il taglio di tessuto riprodotto rispondeva a un canone moderno di morbidezza che andava ad appiattire leggermente l’effetto di movimento che si aveva nell’originale, più grezzo e pungente al tatto. Il dibattito tra gli studenti e i titolari aziendali che si è aperto in merito, ha messo in luce un’inversione di tendenza da parte dei futuri designer, attratti dagli aspetti tattili del tessuto storico. La procedura odierna di finissaggio tende a smussare in maniera standardizzata qualsiasi aspetto di ruvidezza del tessuto, in vigore di un progresso che determina però la perdita di un’esperienza tattile della lana a cui effettivamente non siamo più abituati.

Il progetto Storytelling Storymaking in sintesi

Il workshop si è svolto in tre giornate, e ha visto come protagonisti sei campioni storici. Vediamo il percorso di uno dei più affascinanti: il “Paloma”.

Il tema della prima giornata di workshop era Storytelling: Una giornata in lanificio e prevedeva un lavoro di manipolazione dell’esperienza del luogo e della sua storia da parte degli studenti, attraverso il mezzo della narrazione, che ha coinvolto anche i campioni d’archivio! Per ciascun campione è stato prodotto un fascicolo che ne ricostruiva in maniera arbitraria il percorso creativo a ritroso, nel tentativo di identificare un immaginario di partenza. Del campione “Paloma” si è occupata la studentessa Antonia Salomè che ha lavorato sul tema floreale legandolo a un’idea di femme fatale ispiratrice dell’estro creativo del disegnatore spagnolo, generando un nuovo sguardo sulla storia.

Nella seconda giornata Storymaking: Campioni vecchi/tessuti nuovi le storie dei campioni così reinterpretate hanno costituito la base per dei progetti di design dell’abito, realizzati con un taglio di 5-10 metri di tessuto riprodotto per ciascun campione e messo a disposizione dei ragazzi. La progettazione è iniziata a porte aperte presso l’ex spaccio in disuso durante la manifestazione La Via Della Lana, suscitando la curiosità dei visitatori.

La terza giornata, Storymaking: il fazzoletto, è stata forse la più emozionante, i ragazzi sono stati infatti coinvolti in un progetto di design del tessuto vero e proprio, dove hanno avuto la possibilità di progettare secondo la propria sensibilità creativa, e vedere terminato un prototipo di tessuto.

La storia del Lanificio può essere raccontata in molti modi diversi, fare ricerca sull’archivio significa anche sperimentare metodi creativi giovani, privi dei condizionamenti interni all’azienda, per poter reinventare il nostro prodotto.
“Come mi riesce difficile vedere ciò che è davanti ai miei occhi” diceva il filosofo austriaco Wittgenstein.

Dal racconto all’abito

Come abbiamo detto, il primo passaggio è stato lo Storytelling, che assieme al campione originale è stato alla base della progettazione degli studenti che nella seconda fase hanno costruito i capi utilizzando il tessuto riprodotto. Nel caso del tessuto Paloma, i progetti di abito sono stati due: “Quella nuova” di Eleonora Corbanese e “Ritorto” di Sara Trame. Pur partendo da uno stesso tessuto le due studentesse hanno lavorato su aspetti completamente diversi, dello stesso materiale.

Il progetto “Quella nuova” si configurava in un tailleur completamente rivisitato a vestire la femme fatale del racconto prodotto nella fase di storytelling.
La tuta “Ritorto” lavorava invece sulla costruzione vera e propria del tessuto, attraverso un modello di quattro moduli che riprendeva il disegno tecnico dell’armatura a tela e giocando con l’attorcigliamento che rifletteva invece la natura a spirale del filato.

QUELLA NUOVA

Tutti i progetti degli studenti sono stati esposti in occasione dell’evento Fashion at Iuav, presso il chiostro piccolo del Museo di Santa Caterina a Treviso durante tutta la prima settimana di luglio 2014.

Dal mood al fazzoletto

La terza giornata di workshop richiedeva agli studenti di sviluppare un moodboard, ovvero un collage di immagini e altri input alla progettazione, tipicamente usato nel mondo della moda, a partire dal campione e dalla storia del disegnatore spagnolo Paloma. Per enfatizzare il carattere tattile e ritmico che intervengono nella progettazione di un tessuto, è stato chiesto agli studenti di integrare i loro moodboard di immagini con degli oggetti a superficie tattile e delle musiche. L’intento era quello di porre l’accento sul carattere di sinestesia che caratterizza il tessuto come oggetto di design capace di coinvolgere i sensi ben oltre il semplice aspetto visivo.

Le raccolte di immagini, musiche e oggetti erano cinque, anche qui molto diverse tra loro, davano interpretazioni libere al campione d’archivio di partenza. Con il prezioso aiuto della disegnatrice aziendale Laura Stefanetto (laureata in Design della Moda all’Università Iuav di Venezia) gli studenti hanno individuato tre tipologie di filato per ciascun mood, in modo che rispondessero a tali insiemi di suggestioni. I filati d’acquisto erano stati predisposti dalla disegnatrice in tre scatole ordinate per colore, le proposte erano le più varie, in modo da dare grande spazio alla sperimentazione con filati insoliti.

Workshop fase #3 Storymaking dal mood al fazzoletto

A questo punto è intervenuta la docente Marta Sambin, ex disegnatrice presso Lanificio Paoletti, per aiutare gli studenti nella scrittura della scheda tecnica del fazzoletto, in modo tale da sviluppare più variazioni per ciascun mood, accoppiando i filati d’acquisto con diversi fondi di ordito in bottonato di lana prodotto in lanificio, e assegnando a ciascuna porzione una diversa armatura. Il risultato finale, pronto in una sola settimana, è stato un telo lungo oltre sei metri, dove ciascuna porzione di cm 30×30 rappresentava un aspetto diverso del tessuto di ispirazione “Paloma”. Il giorno di presentazione del fazzoletto agli studenti è stato molto atteso e molto emozionante sia per la famiglia Paoletti, che per le disegnatrici che vi avevano collaborato, sia per i giovani designer, tutti molto soddisfatti del risultato. È stato sbalorditivo vedere trasposte in tessuto le suggestioni degli studenti e riuscire a individuare nelle diverse porzioni gli elementi tangibili dell’immaginario dal quale avevano preso vita.

il fazzoletto

Il fazzoletto, esposto in occasione della mostra al Museo di Santa Caterina di Treviso, è stato presentato alle fiere tessili internazionali  Milano Unica e Première Vision.

Ricerca, progetto e innovazione: il fazzoletto ultima modifica: 2015-01-23T17:27:41+00:00 da Elena Farinelli
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1 Commento

  1. a Marta
    Ho casualmente visto questo articolo molto interessante e mi fa piacere inviarti i miei saluti , ricordando il periodo in cui ho progettato e seguito la realizzazione della tua casa in Padova…che è ancora esteticamente… bella…. anche dopo tanti anni. cari saluti architetto Maurizia Lionello

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